Fabio Mora

Words for fun, software development for pro.

Sfiducia, Cause E Conseguenze

L’anno è iniziato e l’impressione di questi giorni è quella di sempre, non si è modificata. Anche le feste sono passate ed ho avuto l’occasione di parlare di più e con più persone, magari davanti ad una birra, ad un tavolo con una pizza o facendo quattro passi sul lago. Amiche, amici, conoscenti. Ho affrontato discorsi con persone stufe e sfiduciate.

E la cosa mi ha destabilizzato, perché lo sono a 23 anni. Persone che per lo più che hanno appena finito una laurea oppure a cui manca poco per portarla a termine. Pronti ad un mercato che però non esiste più. O forse non è mai esistito. Forse che andava bene per l’inizio degli anni novanta.

  • Ti piace quello che fai? Forse. A volte no. Però ormai ho finito la magistrale.
  • Cosa farai dopo? Cerco lavoro, a giugno fanno dei concorsi ho letto.
  • Che lavoro ti piacerebbe fare? Non lo so. Il mio. Ma anche McDonald’s va bene.
  • Hai già pensato a che fare se nessuno dovesse offrirtelo? Aspetterò qualche mese, forse farò un master. Però non so in cosa, costano molto. Altrimenti potrei chiedere a papà, che fa l’avvocato e le sue conoscenze… beh insomma, le ha. Ma non voglio per ora, vorrei farcela io.
  • Conosci un professionista a cui ispirarti? No, non vorrei essere invadente.
  • Andrai all’estero? Magari tra qualche anno, quando ci andrà anche il mio fidanzato.
  • Chi pensi dovrebbe aiutarci? Che idee hai? Non so. Sicuramente non questi politici.

In alcune risposte c’è ironia, in altre serietà, in altre rammarico. Dietro a tutte però persone preparate o preparatissime: cento, centodieci, magari lode e menzione. Vi ammiro ragazzi (senza ironia)! Ma sfiduciati a 21, 22, 25 anni al massimo quello proprio no. Dall’altra parte, quella buona per migliorare, strumenti dei giorni nostri e delle domande, che fatte in quella situazione fanno male. Non ho saputo rispondere bene alle perplessità, sono problemi giganti e non sono capace di sfiorare i sentieri di altri. Non riesco a delineare i tratti del problema. Non so neanche dirvi se prima era meglio. Non so neanche quando andrà meglio. Ma in realtà forse è sempre andata così. Per lo meno sono convinto che la cifra dei problemi sia sempre stata quella ed è solo che oggi ne abbiamo una consapevolezza maggiore. Forse qualcuno ha giocato ad invertirci causa e conseguenza.

Sono meno bravo di tanti di loro, meno dedito alla fatica e più alle domande ed i tentativi. Però quella sfiducia non la provo in maniera così forte da sentirmi spazzato il futuro in ogni sua accezione. Se torno indietro di cinquant’anni, in Italia, era tutto in vacca. Era il dopoguerra ed era tutto distrutto. Però c’era voglia di ripartire e cercare qualcosa di nuovo. I vecchi del mio paese, i video dell’istituto Luce, i discorsi di Pertini e i Costituenti raccontavano una storia diversa.

L’idea che mi sono fatto, parziale ed incompleta, è di vivere in una società che è in grado di assorbire i tentativi di innovare di chi non eccelle. Per capirlo basta applicare il Principio di Pareto per analogia. Chi eccelle talvolta poi non ha alle spalle le risorse economiche per convertire il suo pensiero in innovazione vera. E allora o non se ne fa niente, o se ne va all’estero.

Ora mi sembra di essere immerso in una bolla d’aria che è vicina alla superficie del mare. Può scoppiare e far cadere il suo contenuto sul fondo, come tutto il resto. Oppure può emergere ed evaporare per lasciar germoliare qualcosa di nuovo. Il fatto è che non so ancora come voglio affrontare questo problema, se per me o per gli altri. D’istinto mi verrebbe da dire che l’arricchirsi in coscienza potrebbe portare comunque il benessere di altri, ma la definizione è rischiosa e incompleta.

C’è da lavorarci, e per ora faccio così: non mollare, fare domande, amare il proprio lavoro, creare valore.

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